vengo anch’io

Ieri  in centro  sento una signora dietro di me affermare perentoriamente: “Bisonnia starre col male che si ha, no zercar notti”.

Ipse dixit, ma ‘signora mia’ non sono d’accordo. Perché se è pur vero che la sfiga ci vede benissimo, dice bene il nostro Lorenzone nazionale:  “se non avessi voluto cambiare oggi sarei allo stato minerale”.

Esiste, e ne dobbiamo prendere atto, un certo qual pessimismo/rassegnazione di stampo cattolico (e, in senso più ampio, religioso, perché anche Buddha con suo “la vita è sofferenza” scherza non poco), che vuole che ogni sfiga ,disgrazia o situazione scomoda o sgradevole, siano frutto di un disegno divino al quale dobbiamo sottostare, per uscirne al massimo ritemprati, ma sempre sfigati, vivendo cornuti e mazziati sottobraccio al nostro mal stare.

Se avessimo dato retta alla signora, staremmo ancora qui a pensare di vivere su un bel cubetto di terra, moriremmo per malattie banali e non sapremmo mai di tutte le meraviglie che si nascondono dietro l’angolo, in un altro continente, un po’ oltre il nostro naso.

Quelli che ‘cercan notti’ ci si insegnano, mannaggia, che SI. PUO’. FARE.  Si possono fare piccole scelte quotidiane anche solo per vedere di nascosto l’effetto che fa, coltivare giardini dove “tutti dicevano che qui non ci cresce un cazzo”, scendere dalla ruota del criceto, e dire a tutti: “Ci si vede ragazzi, io vado a piedi.” E godersi per una volta il panorama.

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