viaggi e altarini

sempre sofferto il mal di macchina, e di mare, e d’aria. dicono abbia a che fare coi timpani o l’equilibrio, buh.

fin da bambina, anzi soprattutto da bambina, certe vomitate sulla Valsugana, non faccio per vantarmi. comunque.

in cerca di distrazioni fissavo la pioggia sul finestrino: sceglievo una goccia, e poi la seguivo fino al punto in cui si infilava in quelle spazzoline che proteggono il vetro, e poi ne sceglievo un’altra, e poi due assieme, e stavo a vedere quale arrivava per prima.  il gioco finiva quando non riuscivo più a scegliere la goccia da seguire, le guardavo tutte o nessuna ed era solo pioggia battente.

succede lo stesso coi pensieri, adesso. ne parte uno, da solo, tondo e perfetto come una gigantesca bolla di sapone, che poi si sbrodola in mille specchietti iridescenti e si moltiplica, una collana di lustre perline, un rosario, orapronobiss.

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