le vite degli altri

Sul marciapiede, dove il passo che ti viene ceduto è quello a sinistra, gente in canottiera con un gelo polare, scarpe improbabili su divise di scuola. Sul sedile opposto della metropolitana, mangiano patatine puzzolenti e se le staccano dai denti con le dita, fauci spalancate, mentre il loro cane tenero, vecchio, si appisola vicino ai miei piedi. Per strada, attraverso grandi finestre senza tende, alberi di natale, gente sul divano, infiniti orribili ninnoli, immagino pavimenti scricchiolare sotto onnipresenti moquettes, ma sono io a scricchiolare qua fuori, a guardare rose rampicanti fiorite in gennaio, e telecamere a circuito chiuso a grappoli, con la promessa di sonni tranquilli dietro facciate ricoperte di pacchiani, luccicanti addobbi.

Guardi quella degli altri perché ti sfugge la tua, il motivo e la direzione, ti vedi riflessa in un vetro e hai la faccia di chi si sta rimasticando i suoi stessi denti, e hai qualcosa di duro da deglutire a secco, e hai una ruga in mezzo agli occhi e  in mezzo ci scorre un fiume.

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