alzati e cammina

Sto sopra una fossa e se mi scivola un piede… ciao mare! – sepolta prima del tempo (oh somma ironia!) proprio io che voglio essere cremata.
Non mi riesce dire, perché mentre dentro di me é tutto morto, intorno la stagione imperterrita mi esplode in faccia, come uno di quei cosi che gli Inglesi hanno a Natale: un piccolo scoppio, una corona di carta, un oggetto inutile e una brutta barzelletta.
Ho trovato una mia foto che non ricordavo, ma sono io quella? Ho pianto nel non riconoscermi in quel sorriso, la prima abbronzatura, le chiome fluenti fresche di parrucchiere. Lo specchio adesso mi restituisce un viso accartocciato dall’insoddisfazione e dai piantini, grigio di un inverno che sta più nel cuore che sui rami degli alberi. E’ ora di iniziare a fare i compiti per casa o rimanere schiacciata per sempre, inchiodata al banco a disegnare aste durante la ricreazione, con il sole fuori e le viole sotto i gelsi.
Ho voglia di dire ma anche di star zitta, mi serve il cielo sopra, e il mio amico al telefono che sa perché mi somiglia, e l’energia di esser frivola, e una domenica di sole con nient’altro davanti se non un giorno per me e un libro sulle ginocchia, e salutare ogni sveglia con la gioia, e non l’apnea di aspettarne un’altra migliore, che non arriva mai.

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