c’è chi dice no

e nemmeno mi piace Vasco Rossi ma mi serve la citazione. e ha ragione quando dice che c’è qualcuno che non sa più che ore sono, c’è qualcuno che non sa più cosa è un uomo. arriva il giorno in cui la pupù che sei costretto a ingoiare (o che ti costringi a ingoiare perché ormai pensi di non meritare di meglio) ti rimane indigesta, e la tiri su a spruzzo tipo l’esorcista. e quando succede succede. ma ogni momento è quello giusto come quel famoso caffè. e oggi così è stato. forte fortissimo è salito dalla pancia il mio “adès basta”. non paga le bollette, ma mi tiene lontano dagli psicofarmaci: un salutare vaffanculo che non pesa sul bilancio dell’assistenza sanitaria pubblica. penso all’impiegatino ingobbito che finalmente trova la forza di mandare a stendere il capo stronzo, a chi non riconosce più quello che occupa l’altra metà del letto e seduto sul bordo del materasso è già dentro l’altrove, in quelle “vallate con sole più caldo di te”. alzo la testa e dal mio metro e mezzo, sia chiaro, non vedo un cazzo, ma è già un passo avanti dal triste panorama dell’autodisprezzo, dalla mutilazione della dignità. fantozzianamente mi alzo in piedi, e dico la mia.

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