Curre curre

Ruggisci e sbuffa quanto ti pare, amico mio. Ho tanto tempo e poca benzina. Se potessi metterei la ridotta come i carri funebri: come i loro passeggeri non vado in nessun posto. Sorpassami pure, non ti vedo nemmeno, ho giù i finestrini e le spalle nude, alla radio leggono un romanzo. Nella mia testa un sacco nero da riempire: ci metto quelli che hanno un terrazzo e non ci tengono nemmeno un fiore, quelli che sgranano gli occhi davanti alla mediocrità, si inchinano e battono le manine, quelli che mai e quelli che per sempre, quelli che “spacchiamo”, quelli che se mi gira mollo tutto, quelli che beviamo una roba e non si fanno mai sentire, quelli che per cambiare una lampadina chiamano l’elettricista, quelli che in questa azienda siamo come una famiglia, quelli che non sei tu sono io. Tutti afangùlo sulla stessa corrierina. La colza è in fiore amico mio, non mi curo né di te né di loro, il grano è già alto e verdissimo, orecchie di lepre là in mezzo mi dicono ogni mattina la direzione, il mio Bianconiglio maròn mi dice di fare la cosa giusta. Mentre cammino sulle mie scarpe sfondate so chi sono. Tu corri pure. Io sono ferma da un pezzo.

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