che rumore fa

E’ più facile scrivere del disagio.

C’è un pudore nella felicità che è maschile e abbottonato, sordomuto per scelta, figlio unico e zoppo. Distingue le forme al buio, appizza l’orecchio agli ultimi grilli, sempre meno convinti, alla fine come moccoli. E dei moccoli ha la luce, fioca e debole, con lo stoppino quasi affogato nella cera, nell’ultimo bagno di luce incandescente.

Ha il suono di musiche che non ascoltavo più, del pavimento che scricchiola,  della pioggia sulla tettoia di plastica. Tutto tranne le mie parole, inadeguate e frivole.

Vorrei dirlo ai Negrita, se ne avessi l’occasione: la felicità non fa nessun rumore, è muta come un pesce, ti nuota dentro la pancia in vortici di pinne e squame iridescenti.

Per fortuna ci ha pensato il Maestro, prima di me, a dirlo meglio:

‘Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato. ‘

– E.Montale –

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