cane nero

C’è un cane qui, è della padrona di casa. E’ un affarino sghembo, tutto nero con qualcosa di bianco e la coda tutta spelacchiata, ci vede poco e ci sente ancora meno e per questo si spaventa anche della sua ombra. E’ stato preso al canile, dopo esser stato sequestrato a non so quali maltrattamenti. Non si lascia avvicinare, alle volte ti ignora, alle volte ti abbaia contro per abitudine, con poca convinzione. Ha preso a pisolare sul mio zerbino, lo lascio fare. Ogni tanto gli allungo un biscotto, avendo cura di appoggiare a terra un pezzettino alla volta perché mangia con una tal foga che ho paura che ci si strozzi. Non prende nulla dalla mano: appoggio il boccone e arretro un passo, e lui lo afferra tra i denti, e mastica veloce, come chi non è ancora abituato ad avere un pasto tutto per sé. Nonostante venga nutrito quotidianamente è pelle e ossa, perché passa lunghi minuti a girare attorno alla casa, con il passo svelto di chi sta facendo tardi ad un appuntamento. “Fa la ronda” – dico io. E scappa, scappa sempre. Si arrampica, si fa piatto piatto, e sguscia via, pericolo per se stesso e per gli automobilisti.

Qualche giorno fa l’ho sorpreso a giocare con la gatta, una delizia tricolore che fa parte anche lei della famiglia. Mi piace pensare che per quanto stranetti siamo, possiamo sempre avere un amico a cui non importa, e che sa divertirsi con noi.

Oggi, inconsapevole del mio sguardo su di lui, si rotolava beato sul praticello curatissimo del giardino, in una chiazza di sole che illuminava le ultime fioriture come una benedizione, due minuti di pace per la sua piccola anima buia.

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