compagni di viaggio

Esce ogni sera a fare due passi. O duemila. Si guarda nello specchio dell’ascensore, un pensiero gli ha inciso un solco sopra il sopracciglio destro, sembra un rasoio aperto, se ti avvicini ti tagli.
Ha una canzone negli orecchi e una sigaretta in bocca, il naso è una vela spiegata anche senza vento, e annusa l’aria sentendosi a casa fuori casa, sotto le luci dei palazzi alti, e la gente che brulica sotto, fuori dai bar come monetine rovesciate da un bicchiere.
Porta a spasso il suo dolore come un cagnolino, non si sa chi dei due tenga il guinzaglio.
Lo accudisce, lo coccola, gli dà da mangiare.
E poi si domanda come mai lo segue sempre.

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