roll with it baby

Stamattina mi sono svegliata prestissimo per colpa del freddo (escursione termica giorno/notte tipo deserto) e di una pipì impellente, così mi sono alzata che fuori era ancora buio pesto e alle sette e un quarto ero già a fare una di quelle cose che mi pagano l’affitto. Poi sono tornata a casa ho aspirato la cenere della stufa e mi sono riscaldata l’avanzo della cena di ieri. Il cane ha abbaiato senza sosta sotto le mie finestre per un’ora e mezza prima che la sua padrona si decidesse a scendere ed occuparsene. Così poi mi sono messa a letto e finalmente ho potuto dormire. Non so perché ma ero sfinita. Dovevo fare mille cose: stirare, disfare l’albero, una lavatrice, pulire un po’. Niente di tutto questo. Domani è un gran giorno e volevo essere a posto, col capello in piega e il meglio di me. Invece ho cambiato le lenzuola e mi son fatta la doccia e lasciato i capelli asciugare al caldo della stufa e adesso sembro un bichon frisè in un giorno di pioggia. E se è vero come dice John che la vita è quello che ti succede mentre sei occupato a fare altri piani, ebbene sì, prendiamone atto. Presente quelli nati pronti? Ecco bravi, facciamogli un applauso. Io no. Io sono più tipo Mr Bean col mattone sull’acceleratore della bianchina, che si lava i denti in tangenziale. Pesco le mutande pulite direttamente dal mucchio di cose asciutte, ceno con le cose sbagliate all’ora sbagliata, bevo il caffè all’ora della camomilla, risistemo l’armadio alle undici di sera perché infilarmi a letto sapendo che lì dentro non c’è la terza guerra mondiale mi fa dormire sonni tranquilli. O quasi. Quando non mi diletto di fantaeconomia domestica con la calcolatrice del cellulare.

E quindi bon: va bene lo stendino perennemente in salotto, il muro marcio in camera, il bagno che puzza di fogna, il tappeto bianco con le impronte marroni della gatta. Va bene uno sgabello al posto del comodino, i quadretti che si staccano in piena notte, l’albero di Natale fino a mardì gras.

Dovesse l’angelo custode venir a chiedermi conto, gli risponderei serena: “Ho improvvisato, ninìn, ho improvvisato”.