il ragazzo si farà (anche se ha le spalle strette)

Stiamo in cortile e i maschi (quasi tutti) giocano a calcio, tutti maschi e una femmina sola, una zabetta odiosa e pettegola, che però ammiro per la tenacia e il pressing duro che fa a compagni grossi quattro volte lei, con la sua coda bionda e i suoi leggings rosa. Ma divago.

Mi si avvicina S., un mingherlino con gambette da ragno e gli occhialetti blu, e mi fa: “Maestra  – (chiedo scusa alle maestre vere ma mi chiamano così)- non mi fanno giocare!!” 

Indosso la mia tutina da difensore degli sfigatioppressiemarginati e dico a voce altissima: “Checcòsacheccòsa?? (così, con accento Lino Banfi dei tempi d’oro) – vai S.buttati nella mischia!”  – e così dicendo incrocio con lo sguardo il bulletto del gruppo, un finto ras del quartiere in odore di cicciobombismo, e il mio sguardo gli dice: “Se solo osi dire  ghés ti incenerisco con il mio potente razzo laser”. E lui pensando di far bene dice al nuovo arrivato di andare con la squadra avversaria. Il messaggio è chiaro: S. è un brocco e lui nel suo team vincente non ce lo vuole.

Com’è come non è, S. è entrato da due secondi e gli pianta un golasso che lo lascia interdetto. Seguono aeroplanini, gridolini agli ultrasuoni e tutto il repertorio di esultanza calcistica. E a me sale un groppo in gola, per la sua sua gioia cristallina che scintilla al sole in un cortile di ghiaia, per quella piccola opportunità che può illuminare un pomeriggio.

 

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