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Ho tagliato i capelli, via tutto. E sono successe un po’ di cose. E’ uscita la faccia, una faccia che non sapevo neanche di avere, sempre nascosta da riccioli, ciuffi lunghi debitamente acconciati, occhiali, pretesti. La mia faccia è piena di macchie, vecchiaia e sole preso sconsideratamente quando invece della protezione solare le mamme ci spalmavano di crema Nivea, dalla sua brava scatola blu di metallo, che a fine vacanza ne conservava il ricordo con una panatura di granelli di sabbia sul bordo del coperchio. Così la mia faccia è una carta geografica (her face is a map of the world a map of the world), un portolano fitto di arcipelaghi, un nuovomondo, un altro continente.

E levata l’ancora, lasciata la zavorra è successa un’altra cosa: è arrivato il dolore, quello nero, quello zittito per mesi, lasciato in fondo allo zaino degli impegni.

Mi son sentita dire che sono forte, io. No, amico mio, sono gelatina, non mi reggo in piedi, voglio passare il resto dei miei giorni stesa su un letto a fissare il soffitto, lasciando che questo macigno che ho sul cuore mi schiacci, facendomi sprofondare finché non divento un tutt’uno con gli acari del materasso. Così girando per strada ho provato a immaginare come sarebbe se i piccoli e grandi dolori di ognuno fossero visibili, guardare le persone, mentre fanno la spesa o la coda alle poste, con il loro sasso al collo, sorretto maldestramente tra una borsetta e un cellulare. Saremmo più compassionevoli gli uni nei confronti degli altri? Penseremmo: boia, guarda che roccia si porta appresso quello, aspetta che lo aiuto a scaricare il carrello.

Chissà.

E poi, come lo affronti? Ti guardi in giro in cerca di esempi: come hai fatto amica mia di una vita, a stare in apnea nella melma nera e uscirne dall’altra parte lustra come una sirena?

Devi convivere con questo malanno ogni minuto, ti guarda fare la cacca, “si prende tutto, anche il caffè”, ti costringe a respiri profondi perché ti senti mancare il fiato, ti svegli la mattina e lui è sveglio prima di te, ti butta giù dal letto come l’onda, come l’onda in mezzo al mar.

E io faccio l’unica cosa che mi riesce in questo momento. Faccio il morto.

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