grandi pareti e piccoli pennelli

Riferisco due episodi lontani tra loro nel tempo e apparentemente slegati.

Il primo.

Ai tempi dell’Università siamo a casa di un’amica, e in un momento di cazzeggio salta fuori un giornale di gossip il cui pezzo forte è la relazione tra Brad Pitt e Gwyneth Paltrow, le foto rigorosamente rubate mostrano i nostri nudi e crudi sul terrazzino di una camera di albergo.

“Ma ce l’ha piccolo!” esclama la sottoscritta, tra l’offeso e il compiaciuto.

E un’altra delle presenti evidentemente molto più devota di me : “Non è il coso che è piccolo, è LUI che è grande intorno!”

Il secondo.

Ho lavorato per tre anni in un call centre, mobbing e insulti all’ordine del giorno. Siamo sedute vicine e io e una collega, l’unica con la quale sono rimasta amica, una vera dama, elegante nei modi e nell’aspetto, simpatica, colta… sempre un piacere e un sollievo averla vicina in quella valle di lacrime, dove buttavamo giù fiori di Bach direttamente dalla boccetta, più per l’alcool della soluzione che per il principio attivo.

Comunque…la collega fa la sua telefonata che si conclude molto velocemente e lei didascalica me ne spiega il motivo: “Mi ha detto vada affanculo”, senza troppo scomporsi, perché, non del tutto, ma dopo un po’ ci si abitua anche agli insulti. E poi aggiunge: “Però, dai, mi ha dato del Lei!”.

Può succedere che spinti dalla necessità o da un sentimento, il nostro giudizio, la nostra obiettività, vengano offuscati e ci ritroviamo nostro malgrado ad accettare l’inaccettabile. Costruiamo, in barba all’evidenza, fragili castelli di carta velina per sostenere cause perse, li abitiamo, regine del nulla, fregandocene degli spifferi e del tetto che ci crolla sulla testa, adducendo avventurosi pretesti per ogni mancanza altrui.

Il fatto è che molto poco possiamo fare per gli altri, per Brad Pitt e il suo Minipony, per “una valanga d’amore contro un bicchiere d’aceto”, possiamo davvero poco. Ma possiamo fare molto per noi stessi, perché se è vero, come diceva Patrick Swayze buonanima, che nessuno mette Babe in un angolo, è altrettanto vero che Babe in quell’angolo non ci si deve mettere da sola.

In una famosa scena di “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, coniglio e Bob Hoskins sono ammanettati assieme, prigionieri, e passano lunghi minuti cercando disperatamente di liberarsi. A un certo punto, il coniglio, da cartone animato quale è, si sfila tranquillamente dalle manette, lasciando basito il compagno di sventura.

“Ma….! Vuoi dire che potevi liberarti in qualsiasi momento???”

E il coniglio: “Non in qualsiasi momento, solo quando faceva ridere!”

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