c’è posta per te

Scrivere la letterina a Babbo Natale è un atto di fede cieca, un sentimento puro che andrebbe distillato e imbottigliato. Come Mulder vuoi fermamente credere, occhi e pugni strizzati nell’intensità di quella dolce aspettativa che sai non verrà delusa. E non importa se le incongruenze del teatrino di genitori impreparati in effetti qualche dubbio te lo insinuano: Babbo Natale, o Gesù Bambino? Tutti e due? E cosa ci fanno un vecchio in sovrappeso e un bimbo tutto nudo in giro per i cieli gelidi di dicembre? Non importa, la tua fede è pura, incorruttibile.

Ho scritto anche io una lettera, una lettera piena di amore e tenerezza, un cuore spalancato su un paio di paginette, un atto di fede cieca. L’ho scritta e me ne sono scordata.

L’ho ritrovata poi a casa del destinatario, cercando altro in un cassetto della cucina, assieme a carabattole, custodie di cellulari, piastrine antizanzara, e un’altra lettera, non mia. Non mia.

Ho preso la busta con sopra la mia calligrafia, ho riletto il contenuto, e poi l’ho fatto a pezzi, cacciandolo nella tasca interna della valigia, in mezzo alla biancheria sporca, riservandomi di gettarlo una volta a casa.

La lettera non aveva ricevuto mai risposta, e ora stava lì, in un cassetto qualunque, assieme ad altre cose di poca importanza, dove chiunque poteva leggerla. Non conservata in un angolo privato, speciale, ma lì, come uno scontrino che qualcuno si è scordato di gettare.

Una merda, mi sono sentita una merda, mi sarei buttata io nel secchio dell’indifferenziata assieme a quei pezzi di carta, pezzi di me. Umiliata e svilita, una cosa senza valore.

Nessuno ha mai sentito la mancanza di quella busta, così come non sente la mia.

L’unico atto di fede che mi sento di compiere adesso, è quello che mi fa aprire gli occhi la mattina. E mi pare già tanto.

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