Walk this way

Se tornando a casa un venerdì sera ti serve urgentemente un pretesto per disperarti (che non sia quello vero) quando arriva Jeff Buckley gli spalanchi le porte e gli metti su il caffè. Te lo immagini che va a farsi un bagnetto, magari con un paio di sassolini in tasca e così puoi farti il tuo piantino indisturbata dentro alla Panda lercia. Ho visto le interviste: no, lui non voleva. La verità, ciccia, è che non lo puoi sapere. Manina sul fuoco, croce sul cuore? No, non puoi davvero. La santa verità è che l’anima è una grotta buia, e abbiamo in dote solo una scatola di cerini.

Così eccolo là, accolto dalle acque, per sempre cristallizzato in bellezza e gioventù, come un insetto dentro un’ambra, e tanti saluti ai tuoi “non voleva”.

Arrivo a casa, mi faccio la doccia. Ho imparato a vestirmi velocissimamente, finché lo specchio è appannato, così non mi devo guardare (bagno minuscolo, specchio grande, non hai scampo) e mi infilo a letto triste e sfinita.

Fastforward al giorno dopo. Arrivo dal benzinaio coi finestrini giù, ho la maglietta a righe e gli occhiali da sole da diva anni ’50 e Walk this way dei  RUN DMC fortissimo. Fortissimo. Il tipo che sta facendo il pieno davanti a me mi vede e scoppia a ridere, e per un attimo mi vedo da fuori e rido anche io.

Ah, se sapessi amico. Quanti sassolini ho dentro al cuore, ma ancora non mi trascinano sul fondo. Non ancora.

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