il libro dalla copertina

Piace a tutti una storia. Per questo leggiamo i libri, ascoltiamo le canzoni, ci troviamo con le amiche per un caffè, scrutiamo i rotoli neri del cielo e leggiamo le previsioni del tempo. Vogliamo conoscere cosa c’è di là, sapere come va a finire,  ci distruggiamo i molari per arrivare al fresco centro succoso della caramella.

Mi interessa sempre di più chi in una vecchia una foto di gruppo non guarda l’obiettivo, ma oltre il bordo bianco a ondine,  verso la parte di cortile non vista, dove si fermano i fatti e parte L’IMMAGINAZIONE.

Dico sempre che non so inventare, ma forse non è esatto, forse è solo il pudore della mediocrità che non mi lascia dire, e mi concede solo di “riportare” con il mio personale filtro  quello che è già davanti agli occhi di tutti. Da lì il mio amore incondizionato per chi intreccia trame come cesti, robusti abbastanza da reggere milioni di occhi.

E’ il primo giorno di scuola e alla domanda: perché avete scelto questo indirizzo di studi? (Mi vedo la scena, mormorii, colpetti di tosse, qualcuno si guarda le scarpe …) lei alza la mano e come è vero dio dice: VOGLIO FARE LA SCRITTRICE.  – Benedetta creatura, occhi di carbone, labbra di lampone, non vedo l’ora. Racconta le tue storie, con la tua verità nuda e schietta che ci fa sempre ridere di gusto perché non hai tempo tu di ricamare centrini sui discorsi. Aiutati che il ciel t’aiuta, dicono, ma tu, meglio di chiunque altro, sai che il cielo fin troppo spesso sta lì a mettersi le dita nel naso mentre qualcosa qui sotto non va esattamente per il verso giusto. Allora inventa le tue storie, lasciaci a bocca aperta, giudicaci e assolvici, metti il tuo nome sulla copertina, ma guarda sempre oltre il bordo. La roba interessante succede tutta lì.

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