L’asino, l’uomo e la donna

Cos’hanno in comune un asino, un uomo molto sfortunato e una donna molto triste.

Ogni giorno nelle mie scarpinate quotidiane incontro un asino. Sta dentro il suo recinto, placido e inconsapevole, in attesa che arrivi il padrone con un secchio bianco a dargli da mangiare, il suo mondo è tutto lì, dietro uno steccato e dentro a un secchio.

In piscina una coppia cotta di sole sta con quello credo sia il figlio. Potrebbe avere la mia età, forse è più giovane, ma non si riesce a dargli un’età perché è completamente inerme, un fascio di ossa, rinsecchito  come una scopa di saggina su un materassino gonfiabile. Accanto sta parcheggiata l’inevitabile sedia a rotelle. Lo spostano prendendolo in braccio, con fatica perché è molto alto, e nello spostamento le sue braccia, le mani ossute ciondolano in aria come inutili rami spogli, uno spaventapasseri scosso dal vento, una Pietà non di marmo ma in carne e ossa, sotto il cielo terso d’agosto, nella crudeltà delle vite normali che passano accanto.

Di notte la donna fissa il muro, guarda l’ora, l’una, le due, le tre. Si alza, beve, si ristende. Ha caldo, poi freddo, poi ogni cosa di mezzo, in mutande, in pigiama, di nuovo in mutande. La notte è di gomma e si stiracchia all’infinito finché non arriva un sonno di calce. Se la ritrova tutta in bocca al risveglio, quando apre gli occhi e si ricorda, immediatamente, e ricomincia tutto da capo, implosa in mille frantumi di vetro ma ancora intera, come i cristalli delle auto adesso.

Stanno tutti e tre rinchiusi, l’asino da paletti di legno, l’uomo da un corpo inservibile, la donna da un dolore che inevitabilmente dovrà imparare a tacere, per pudore.

Perché la donna ha visto l’asino, e ha visto l’uomo e penserà a loro ogni volta che respirare sembrerà difficile, e, per quelle occasioni, conserverà il prezioso fiato.

Annunci